Photovoltaics

Photovoltaics

Il fotovoltaico è semplice. Prendere la decisione giusta, molto meno.

Ferplant supports industrial customers and investors in the selection, design and management of photovoltaic solutions, reducing technical, regulatory and economic risk.

We develop and manage photovoltaic solutions for industrial customers and investors, with expertise in ground-mounted, roof-mounted, canopy and agri-voltaic systems.

What we do

Studi di fattibilità e supporto a site selection

Permitting and authorisation management

Internal engineering and procurement

EPC with construction also through selected partners

O&M and performance monitoring

Construction management, testing

Institutional focus

Photovoltaics becomes complex when there is no standard solution.
Coperture industriali articolate, vincoli strutturali, continuità produttiva, normative in evoluzione e obiettivi economici stringenti rendono la scelta tecnica tutt’altro che banale.
In questi contesti FERPLANT affianca il cliente non solo nella realizzazione dell’impianto, ma soprattutto nella valutazione delle alternative e delle conseguenze delle scelte.
Gestiamo il progetto con un presidio tecnico continuo, assicurando qualità esecutiva, rispetto dei requisiti e ottimizzazione dei risultati economici.

Ferplant photovoltaic panels detail

FAQ

Quanto costa un impianto fotovoltaico aziendale?

Il costo chiavi in mano varia tra 700 e 1.200 euro/kWp per impianti sopra i 500 kWp. I tempi di rientro dell’investimento sono di 4-7 anni.

Servono circa 5-6 metri quadrati per ogni kWp installato. Un impianto da 100 kWp richiede circa 500-600 m2 di superficie utile su copertura. Per impianti a terra, la superficie necessaria è leggermente superiore per consentire la distanza tra le file di moduli ed evitare ombreggiamenti reciproci.

In Piemonte un impianto fotovoltaico ben orientato produce circa 1.100-1.200 kWh per kWp installato all’anno. Un impianto da 100 kWp produce quindi 110.000-120.000 kWh/anno. Con un autoconsumo del 70%, il risparmio diretto in bolletta è di circa 18.000-25.000 euro all’anno, a seconda del prezzo dell’energia.

Le fasi principali sono: analisi preliminare e studio di fattibilità (sopralluogo, analisi consumi, simulazione energetica), progettazione esecutiva, gestione delle pratiche autorizzative e della richiesta di connessione al distributore, installazione e collaudo, connessione alla rete e messa in esercizio, e infine gestione operativa con manutenzione programmata.

Si, un impianto fotovoltaico che vende l’energia prodotta al prezzo di mercato realizza un ricavo che dipende dal prezzo orario catturato nelle ore di produzione, concentrate nelle ore centrali della giornata. Nei mercati elettrici con elevata penetrazione di generazione fotovoltaica — come quello italiano — nelle ore di massima insolazione l’offerta aggregata di energia rinnovabile è molto elevata: questo tende a comprimere il prezzo medio catturato dagli impianti FV proprio nelle ore in cui producono di più. È un fenomeno strutturale del mercato, non un’anomalia occasionale, e sta diventando sempre più evidente di anno in anno, di pari passo con la crescita della potenza fotovoltaica installata a livello europeo.

Si. L’abbinamento con un sistema di accumulo a batteria (BESS) consente di aumentare la quota di autoconsumo dal 60-70% fino al 90-95%. L’energia in eccesso durante le ore centrali viene immagazzinata e utilizzata nelle ore serali o nei picchi di consumo. Visto gli andamenti dei prezzi di mercato consigliamo oggi di installare sempre un BESS, sia per gli impianti nuovi che in aggiunta a quelli già in esercizio.

Si, cerchiamo di capire il perché. La stessa dinamica che comprime il prezzo nelle ore di piena produzione di un fotovoltaico tende, per contro, ad ampliare lo spread tra i prezzi delle diverse ore. Si amplia la differenza tra il prezzo nelle ore di surplus di offerta e quello nelle ore di scarsità. È esattamente questo spread che un sistema di accumulo è progettato per catturare: caricando la batteria quando il prezzo è basso e scaricandola – vendendo l’energia – quando il prezzo è più alto. Questo è quello che viene definito time shifting.

Le analisi sui dati storici confermano questa relazione su base statistica: si osserva una correlazione lineare inversa tra il prezzo medio dell’energia e lo spread di mercato – nei periodi in cui il prezzo medio dell’energia scende, lo spread giornaliero tende ad ampliarsi, e viceversa. Non si tratta quindi di una coincidenza ora per ora, ma di una relazione statistica verificata su base storica.

Oltre ai punti sopra descritti vi è un’altra importante opportunità.

Ogni impianto immette energia in rete entro un limite di potenza stabilito dal punto di connessione (POD) concordato con il distributore. Il repowering dell’impianto fotovoltaico porta la produzione potenziale oltre questo limite, spesso a valori superiori di 1,5 volte la potenza originaria. La soluzione tradizionale è potenziare la connessione: un intervento che richiede iter autorizzativo, tempi tecnici non brevi e, spesso, costi infrastrutturali significativi (adeguamento della linea, del trasformatore, eventuali opere di rete), con tempistiche non sempre nelle mani dell’operatore.

Il sistema di accumulo consente di gestire questo vincolo in modo diverso: la potenza prodotta in eccesso rispetto al limite autorizzato dal punto di connessione, nelle ore di massima produzione, viene immagazzinata nel BESS invece di essere dispersa o limitata (curtailment), e viene poi immessa in rete in un momento successivo, nelle ore in cui la rete e il mercato la valorizzano meglio. In questo modo (definito peak shaving) diventa possibile aumentare la potenza installata e la producibilità complessiva dell’impianto senza dover necessariamente sostenere i costi e i tempi di un potenziamento della connessione.

Commercial solar PV system installed by Ferplant

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