Le immatricolazioni di veicoli elettrici e ibridi plug-in hanno superato il 15% del mercato italiano nel 2025, e le proiezioni indicano il 30-40% entro il 2030. Per un’azienda, installare infrastrutture di ricarica ha smesso di essere una scelta pionieristica: è diventata una necessità operativa con ricadute su flotta, dipendenti e clienti.
La domanda che le imprese si pongono, però, è quasi sempre quella sbagliata. Non è «quanto costa una colonnina», ma «quanti veicoli devo ricaricare, per quanto tempo sostano e quanta potenza ho davvero disponibile». Sono le risposte a queste tre domande a determinare il progetto, e con esso il costo.
Il vincolo più frequente non è economico ma elettrico: il margine tra la potenza contrattuale dell’azienda e il picco di assorbimento dei processi produttivi è spesso ridotto. È qui che si decide se l’infrastruttura richiede un adeguamento della fornitura — costoso e permanente — oppure se può convivere con quella esistente grazie a una gestione intelligente dei carichi.
FerPlant progetta e realizza infrastrutture di ricarica per contesti aziendali, integrandole nei più ampi interventi di efficientamento energetico industriale: dall’analisi dei fabbisogni al dimensionamento elettrico, dalla gestione dei carichi all’integrazione con la produzione da fonte rinnovabile.
Le tipologie di ricarica a confronto
La scelta della potenza non dipende dalla velocità desiderata in assoluto, ma dal tempo di sosta dei veicoli. Ricaricare in venti minuti un’auto che resterà parcheggiata otto ore è denaro speso per un vantaggio inesistente.
| Tipologia | Potenza | Tempi indicativi | Contesto adatto |
|---|---|---|---|
| Lenta — AC Modo 2 | fino a 3,7 kW | 10-20 ore | Emergenza o ricarica notturna, sconsigliata per uso sistematico |
| Normale — AC Modo 3 | 7,4-22 kW | 2-6 ore | Standard aziendale: parcheggi con soste di 4-8 ore |
| Veloce — DC | 50-150 kW | 80% in 20-40 minuti | Flotte ad alto turnover, stazioni aperte al pubblico |
| Ultraveloce — DC | 150-350 kW | 80% in 10-20 minuti | Reti autostradali e hub logistici, richiede media tensione dedicata |
Per la grande maggioranza delle aziende la risposta corretta è la ricarica normale in corrente alternata: offre il miglior rapporto tra costo e utilità nei parcheggi dove i veicoli sostano per l’intera giornata lavorativa, e consente di distribuire più punti di ricarica a parità di potenza impegnata.
Perché installare colonnine in azienda
L’elettrificazione della flotta aziendale
Dal 2035 non sarà più possibile immatricolare nell’Unione Europea veicoli con motore a combustione. Le flotte aziendali si rinnovano su cicli di tre-cinque anni: significa che le prossime due sostituzioni saranno già in parte elettriche, e che l’infrastruttura di ricarica va pianificata prima dell’arrivo dei veicoli, non dopo.
Il servizio ai dipendenti
Per chi possiede un veicolo elettrico ma non dispone di un box privato, la possibilità di ricaricare sul posto di lavoro è un beneficio concreto. La sosta coincide con l’orario di lavoro, quindi la ricarica avviene senza tempo dedicato. È inoltre un elemento che pesa nelle politiche di welfare aziendale a costi contenuti.
L’attrattività verso clienti e visitatori
Nel retail, nell’ospitalità e nel terziario la presenza di punti di ricarica influisce sulla scelta della destinazione, perché il conducente di un veicolo elettrico tende a pianificare le soste dove può ricaricare. La colonnina diventa un motivo per fermarsi più a lungo.
La valorizzazione dell’energia autoprodotta
Per un’azienda che dispone già di un impianto fotovoltaico, la ricarica dei veicoli è uno dei modi più efficaci di aumentare l’autoconsumo. L’energia che verrebbe ceduta alla rete a basso valore viene invece impiegata per alimentare la flotta, a un costo marginale quasi nullo.
Progettare l’infrastruttura
La progettazione di un’infrastruttura di ricarica aziendale richiede un’analisi integrata di quattro fattori.
L’analisi dei fabbisogni
Quanti veicoli devono ricaricare, con quale frequenza, per quanto tempo sostano e quanta energia serve giornalmente. Sono le domande che definiscono il numero di punti di ricarica, la potenza di ciascuno e la strategia di gestione. Una flotta di furgoni che rientra ogni sera e riparte all’alba ha esigenze completamente diverse da un parcheggio visitatori.
La potenza disponibile
È il vincolo che condiziona tutto il resto. Spesso il margine tra potenza contrattuale e picco di assorbimento è limitato, e aggiungere colonnine senza verificarlo porta a scatti dell’interruttore generale o a un aumento della potenza impegnata, che è un costo fisso in bolletta per tutta la durata del contratto.
Le soluzioni sono tre, in ordine crescente di intelligenza: aumentare la potenza contrattuale, gestire dinamicamente i carichi, oppure integrare la ricarica con produzione fotovoltaica e accumulo.
Il load management
Un sistema di gestione intelligente dei carichi distribuisce la potenza disponibile tra i punti di ricarica in base alla priorità assegnata, allo stato di carica dei veicoli e alla potenza residua dell’azienda in quel momento. Consente di installare molti più punti di ricarica di quanti ne sopporterebbe la potenza contrattuale in assorbimento simultaneo, senza aumentarla.
I protocolli standard sono OCPP (Open Charge Point Protocol) per la comunicazione tra wallbox e sistema di gestione, e ISO 15118 per il dialogo tra veicolo e colonnina. Adottare dispositivi conformi a questi standard evita di restare legati a un singolo fornitore per tutta la vita dell’impianto.
L’integrazione con il fotovoltaico
L’abbinamento con un impianto fotovoltaico consente di ricaricare i veicoli con energia autoprodotta a costo marginale quasi nullo. L’autoconsumo aumenta e il costo per chilometro elettrico scende drasticamente.
Con un sistema di gestione intelligente la ricarica può essere modulata in funzione della produzione solare istantanea, una modalità nota come solar charging: la potenza erogata alle colonnine segue la curva del fotovoltaico, assorbendo dalla rete solo quando necessario. Dove i veicoli sostano di notte, un sistema di accumulo permette di spostare l’energia prodotta di giorno verso le ore di ricarica.
Aspetti normativi
Ricarica in ambito privato
L’installazione di colonnine di ricarica in ambito privato aziendale non richiede autorizzazioni particolari oltre alla DILA (Dichiarazione di Inizio Lavori Asseverata) per le opere edili e all’adeguamento dell’impianto elettrico secondo la norma CEI 64-8.
Ricarica aperta al pubblico
Se le colonnine sono accessibili anche a soggetti esterni, il quadro cambia: è necessaria la registrazione come operatore di ricarica presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il collegamento alla Piattaforma Unica Nazionale (PUN) per garantire l’interoperabilità tra gli operatori.
Incentivi disponibili
Gli strumenti a sostegno dell’infrastruttura di ricarica sono diversi e in parte cumulabili:
- credito d’imposta per le infrastrutture di ricarica, attivo dal 2024
- contributi PNRR per colonnine in aree pubbliche e private ad accesso pubblico
- incentivi regionali, variabili per territorio e per tipologia di beneficiario
- ammortamento come bene strumentale, trattandosi di infrastruttura aziendale
L’infrastruttura di ricarica può inoltre rientrare nel credito d’imposta Transizione 5.0, se associata a un intervento che comporta una riduzione documentata dei consumi energetici dello stabilimento.
I modelli di gestione
Uso interno: flotta e dipendenti
Le colonnine servono esclusivamente la flotta aziendale e i dipendenti. La gestione è semplificata e non sussiste alcun obbligo di interoperabilità. Il costo dell’energia può essere addebitato ai dipendenti tramite badge RFID (Radio-Frequency Identification, identificazione a radiofrequenza) o app aziendale, che consentono di attribuire ogni ricarica a un utente.
Accesso pubblico
Le colonnine sono aperte anche a clienti e visitatori. Richiede piattaforma di pagamento, interoperabilità, segnaletica e conformità alla normativa AFIR (Alternative Fuels Infrastructure Regulation, il regolamento europeo sulle infrastrutture per i combustibili alternativi). Genera ricavi dalla vendita di energia e aumenta l’attrattività del sito.
Modello CPO
Nel modello Charge Point Operator un operatore terzo installa e gestisce le colonnine sul terreno dell’azienda, occupandosi di investimento, manutenzione, fatturazione e interoperabilità. L’azienda mette a disposizione lo spazio e la connessione elettrica, senza investimento iniziale. È la formula adatta a chi vuole il servizio senza assumersi la gestione.
Quanto costa: gli ordini di grandezza
Il costo dipende dalla potenza scelta, dalla distanza dal quadro elettrico, dalle opere edili ed elettriche necessarie e dall’eventuale adeguamento della potenza contrattuale. Due installazioni apparentemente simili possono avere preventivi molto diversi.
Come ordine di grandezza, una wallbox in corrente alternata da 22 kW si colloca in una fascia di poche migliaia di euro comprensiva di installazione, con la posa che incide in misura proporzionale alla distanza dal punto di alimentazione. Una colonnina in corrente continua da 50 kW comporta un investimento di un ordine di grandezza superiore, a cui vanno aggiunte le opere elettriche. Le stazioni ultraveloci richiedono una connessione in media tensione dedicata e si collocano su un piano differente.
Il sistema di load management incide in misura contenuta sul totale, e si ripaga generalmente da solo evitando l’aumento della potenza contrattuale. Sono valori indicativi di mercato, non un listino: il preventivo si costruisce dopo il sopralluogo, sul profilo di utilizzo reale dei veicoli e sugli incentivi applicabili.
Domande frequenti
Quante colonnine servono?
Dipende dal numero di veicoli e dai tempi di sosta. Come regola empirica: un punto di ricarica in corrente alternata ogni 3-5 veicoli elettrici per soste lunghe, come negli uffici; uno ogni 1-2 veicoli per soste brevi, come nel retail e nella logistica.
Serve aumentare la potenza contrattuale?
Non necessariamente. Con un sistema di load management si possono installare oltre dieci punti di ricarica da 22 kW disponendo di una potenza di soli 50-70 kW, distribuendo la ricarica in modo intelligente nell’arco della sosta.
La ricarica ai dipendenti è un fringe benefit?
La ricarica gratuita ai dipendenti presso la sede aziendale è esente da tassazione come fringe benefit fino alla soglia prevista dalla normativa vigente. Le condizioni aggiornate vanno verificate con il consulente fiscale.
Conviene la ricarica veloce in corrente continua?
Solo dove i tempi di sosta sono brevi e il turnover dei veicoli è elevato. In un parcheggio aziendale dove le auto restano ferme otto ore, la ricarica in corrente alternata ottiene lo stesso risultato a una frazione del costo, e consente di servire più veicoli con la stessa potenza.
Posso far pagare la ricarica a clienti e visitatori?
Sì, ma comporta il passaggio al regime di ricarica aperta al pubblico: registrazione come operatore, piattaforma di pagamento, interoperabilità e conformità AFIR. In alternativa si può offrire la ricarica gratuita come servizio, restando in ambito privato.
Quanto dura un’infrastruttura di ricarica?
Le opere elettriche — cavidotti, quadri, linee — hanno una vita molto lunga e restano utilizzabili anche in caso di sostituzione dei dispositivi. Le colonnine seguono invece l’evoluzione tecnologica dei veicoli. Per questo conviene dimensionare le opere con un margine e adottare dispositivi conformi agli standard aperti.
Valutare un’infrastruttura di ricarica
Il progetto si costruisce sui veicoli e sulla potenza disponibile, non sul catalogo delle colonnine.
FerPlant può analizzare i fabbisogni di ricarica e i tempi di sosta, verificare la potenza effettivamente disponibile rispetto ai picchi di assorbimento dello stabilimento, dimensionare i punti di ricarica e il sistema di gestione dei carichi, valutare l’integrazione con la produzione fotovoltaica e l’accumulo, e individuare gli incentivi applicabili.
È possibile consultare alcuni progetti realizzati da FerPlant oppure contattare il team tecnico per richiedere una valutazione preliminare.
Contenuto aggiornato a settembre 2026. Normativa, incentivi e standard tecnici possono cambiare: prima di realizzare un’infrastruttura di ricarica è sempre necessario verificare le disposizioni vigenti e le condizioni elettriche specifiche del sito.
